Iniziative stimolanti infinitamente inutili

venerdì 26 giugno 2009

I meccanismi che ci inducono a Pensare

Le quattro vie che portano alla coscienza

La visione del mondo, le emozioni,
gli stimoli primari, la percezione del proprio corpo



La «mente» è ciò che il cervello fa. Ci sono persone per le quali tale affermazione suona assurda e inaccettabile e altre, compresa me, per le quali non fa una grinza ed è, anzi, perfino ovvia. Temo che questi due gruppi di persone non potranno mai capirsi.
A volere essere precisi la mente è in effetti solo parte di ciò che il cervello fa: quest'ultimo infatti respira e metabolizza zuccheri, ma noi non definiamo mente tali attività. Né definiamo mente molte altre funzioni complicatissime del nostro cervello come quelle di seguire con lo sguardo un uccello in volo o di portarsi un cucchiaio alla bocca. Noi chiamiamo mente ciò che di più alto, cioè a noi più gradito, il cervello fa.
La coscienza, ci permette di sapere dove siamo in questo momento e di sapere che lo sappiamo.
Qualcuno infatti la considera la coscienza appannaggio esclusivo della nostra specie, mentre altri pensano che il soddisfacimento dei bisogni biologici essenziali come la fame, la sete, il sonno, il bisogno d'aria, l'appetito per i diversi sali minerali, nonché la percezione del dolore e il desiderio sessuale abbiano preceduto di gran lunga la comparsa della coscienza e che, forse, possano dirci qualcosa di molto interessante anche su di essa.
La coscienza primaria sarebbe capace di «creare una scena», cioè una mappa interiore degli eventi, sulla quale poi lavorare per impostare un ragionamento o un'azione. Il mondo emotivo, per quanto ridotto all'essenziale, vede la coscienza primaria come un nodo di sensazioni e risonanze emotive sulle quali si può poi costruire tutto il resto. Il contatto continuo con questa nostra interiorità «corporea» starebbe quindi alla base dell'emergere di una coscienza di sé che dovrebbe poi arricchirsi di tutti gli altri elementi che conosciamo. Il nostro complesso, intellettualizzato e autoconversante modo di vivere la coscienza in ogni frangente della quotidianità dipende anche dalla percezione che ognuno di noi ha dello stato di tensione dei muscoli del proprio corpo e che mi permette di rendermi conto di stare in posizione eretta oppure di stare seduto, comodo o scomodo, oppure sdraiato o in bicicletta o in macchina, in procinto di compiere questa o quella azione. La coscienza è quindi il modo nel quale la percezione del mondo esterno, ma anche delle condizioni momentanee del mio proprio corpo, diviene una cosa «mia», interiore, omogenea a tutto ciò che già vi si trova, e «utilizzabile». Per cosa? Per poter «agire», materialmente, mentalmente o anche solo attraverso un'espressione verbale andare allo sportello 4 o 5 del CPI con il Certificato d’invalidità e con il documento delle abilità residue e poi prenotare il colloquio previsto dalla Legge 68/99.

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